Una esistenza a smascherare il sistema delle Banche centrali
Ha esaltato la figura umana contro la finzione di persona giuridica della società anonima
Il Prof. Avv. Giacinto Auriti. Nasce a Guardiagrele (CH) il 10 ottobre 1923 da nobile famiglia del luogo, che aveva già dato i natali ad un avo Presidente della Corte di Cassazione.
Si trasferisce a Roma dove svolse gli studi in Giurisprudenza e, senza soluzione di continuità, entra nella Cattedra di Diritto della Navigazione della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “la Sapienza”. Si distingue, sin da subito, nello studio del codice di diritto della navigazione, svolgendo un’approfondita ricerca che lo conduce ben presto ad essere ritenuto, in Dottrina, un acuto osservatore della peculiarità degli Istituti della predetta branca del diritto privato, tanto da condizionare la stessa Giurisprudenza di merito e di legittimità che ne condividerà l’orientamento.
Svolge anche la professione di avvocato, che poi relega in secondo piano per dedicarsi a tempo pieno all’insegnamento universitario.
A tal fine, con un’approfondita quanto apprezzabile analisi (cfr. “La società non è capace di diritti di godimento”) evidenzia che l’istituto della limitazione del debito dell’armatore, previsto per la società d’armamento, avrebbe sicuramente soddisfatto le esigenze poste a fondamento della creazione della persona giuridica. Esalta, pertanto, in perfetta coerenza con i suoi studi romanistici, la persona umana rispetto alla società anonima, che aborra come ogni ente a soggettività strumentale, ritenendo appunto l’elemento umano imprescindibile in ogni esplicazione della vita di relazione, in luogo della società anonima, vettore di patologie nel diritto e nei rapporti sociali.
Partecipa, inoltre, alla stesura del Codice della Navigazione greco.
Dopo aver percorso l’intera carriera universitaria presso la Facoltà Romana ed aver ottenuto l’ordinariato, fu tra i fondatori della Facoltà di Giurisprudenza di Teramo, aggregata inizialmente all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti. Per molti anni fu anche Pro Rettore, ma rifiutò di diventare Rettore per non distrarsi dall’insegnamento e dal rapporto quotidiano con gli studenti.
Ha retto per il oltre un decennio anche la Cattedra di Diritto Internazionale e poi quella di Teoria Generale del Diritto, con la quale, a far data dal 1986, terminò la sua esperienza accademica trasferendovi l’ordinariato. Lo spirito guerriero, sempre rivolto al bene comune e al miglioramento delle condizioni di vita della collettività, lo indussero a creare, nel 1973, insieme ad alcuni suoi allievi, che anche dopo la fine degli studi universitari gli rimasero vicini, il “Centro Studio Politici e Costituzionali”, con il quale diffuse le sue idee di grande umanista e di fedele esecutore della Dottrina Sociale della Chiesa. La sua Fede Cattolica lo guidò sempre nella scelte e ne illuminò il cammino, tanto da indurlo alla scoperta scientifica della proprietà popolare della moneta, con la quale divenne famoso nel mondo. La semplicità e la contestuale portata rivoluzionaria della teoria si basava sull’assunto che la moneta è una fattispecie giuridica, in quanto oggetto di convenzione poiché accettata dalla collettività come misura del valore e valore della misura dei beni.
Purtroppo, al momento dell’emissione, la stessa collettività risultava espropriata del diritto di proprietà della massa monetaria in circolazione ed indebitata di altrettanto, in favore dell’usurpante banca centrale.
Il prof. Auriti, infatti, dedicò gli ultimi quaranta anni della sua intensa esistenza a smascherare il sistema delle banche centrali che, da mere tipografie di stato, preposte al mero conio della moneta, al momento dell’emissione monetaria, anziché riconoscere la proprietà della moneta in favore della collettività nazionale, diveniva – in assenza di titolo - illegittimamente la proprietaria facendo, peraltro, apparire il documento cartaceo incorporante il valore indotto come una falsa cambiale (come si dovrebbe desumere dalla dicitura: “pagabile a vista al portatore”). In tal modo, le singole collettività nazionali risultavano espropriate del bene primario di loro proprietà, la moneta, in favore della banca centrale, oggi BCE,. con effetti patogeni a catena e danni diffusi, in quanto il credito diventa debito e la proprietà propria, altrui.
Nel contempo, oltre all’esproprio della massa monetaria al momento dell’emissione, la collettività veniva indebitata di altrettanto, poiché se la moneta in circolazione è gravata di debito, essa doveva essere oggetto di restituzione e il singolo ne ha, quindi, la mera detenzione precaria e provvisoria.
Dopo l’avvenuto pensionamento, creò la Scuola post lauream dei Valori Giuridici e Monetari, aggregata all’Università di Teramo, ove l’elaborazione teorica del valore indotto si preparava al suo esordio nel sociale. In tale sede, il Simec (Simbolo Econometrico di costo nullo) fu portato all’elaborazione scientifica e, di poi, fece capolino nella cittadina di Guardiagrele, alla quale il prof. Auriti fu sempre legato. Nell’agosto del 2000 venne messa, pertanto, in circolazione la predetta moneta locale, con il preciso scopo di dimostrare che la moneta ha valore convenzionale e che la stessa deve essere di proprietà di coloro i quali l’accettano e, quindi, creano la ricchezza attraverso la circolazione del denaro e dei beni. L’evento ebbe una grandissima risonanza a livello mondiale, portando il piccolo centro del chietino alla ribalta delle cronache nazionali e internazionali. In molte università la teoria del prof. Auriti è divenuta oggetto di studi e di ricerche e molti studenti si dedicano a tesi di laurea sull’affascinante insegnamento.
Tuttavia, la banca d’Italia, nell’occasione dell’esperimento dei Simec, non doma nell’aver arrecato danni permanenti al bene comune, si sentì colpita nei propri interessi di casta, e soprattutto nel potere di signoraggio, tanto da richiedere l’intervento della Procura della Repubblica per sospendere la circolazione dei Simec. Questi, pertanto, furono dapprima sequestrati e poi dissequestrati, ma la battaglia scientifica e giudiziaria non è terminata. La certezza di vittoria è nell’aver espresso la teoria della proprietà popolare della moneta, in quanto il dibattito che seguirà dimostrerà ancora una volta che il prof. Auriti aveva ragione e non solo l’Abruzzo e l’Italia, ma l’intera collettività internazionale dovrà riconoscergli di aver posto la questione dell’emissione monetaria quale problema primario e vitale per la sopravvivenza di tutti i popoli.
Si spegne a Roma l’11/8/2006, lasciando un grande vuoto nella sua famiglia e in tutti coloro che lo conobbero.
(Si indicano, per un approfondimento, i testi: “Il valore del diritto” Edito da Solfanelli; “L’ordinamento monetario internazionale” Edito da Solfanelli; Il Paese dell’Utopia, Gruppo Editoriale Sagrab srl; nonché il sito simec.org.)
Note: di Antonio Pimpini







