SIMEC moneta al popolo

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

La Perdonanza

E-mail Stampa PDF

Periodico del Centro Internazionale Studi Celestiniani di Quirino Salomone
Numero di Settembre 2006


GIACINTO AURITI - il cuore spirituale
 Il cuore fisico del Prof. Giacinto Auriti ha cessato di battere l'11 agosto 2006. Il cuore del suo spirito ora batte più forte. E' il senso della nascita di una fondazione ipotizzata proprio qui nell'eremo Francescano di " S. Angelo " in Ocre, in suo nome, a raccogliere il testimone della sua profezia: i diritti umani si potranno realizzare veramente solo dopo il riconoscimento della PROPRIETA' POPOLARE della MONETA.

 Il gigante Auriti non muore perché non può morire la speranza di riscatto della dignità dell'uomo. Trasaliva di gioia quando gli parlavo di San Francesco che chiamava il denaro lo sterco del diavolo, o di San Bernardino da Siena impegnato a combattere l'usura.
Ho conosciuto il suo intimo, le sue premure familiari, confidenze, speranze, sofferenze, progetti, impegno, dedizione, ma soprattutto la sua Fede, quella sua preghiera, quel suo modo di ricevere la Santa Comunione, edificante. Alla Madonna di Fatima affidava la sorte del suo gesto d'amore in soccorso dell'umanità soffocata dal diabolico sistema monetario.

 Accademico, Docente Universitario, Ideologo, Giurista insigne. Ha insegnato nelle Università di Roma e Teramo, Filosofia del Diritto, Diritto Internazionale, Diritto della Navigazione. Ha presieduto la Commissione Internazionale ed ha curato la parte commerciale del Codice Civile della Grecia. Ha legato la sua notorietà alla battaglia condotta per la liberazione dell'umanità dalla schiavitù monetaria, denunciando la grande truffa dei signori della moneta, usurai, che si sono appropriati del diritto di stampare moneta a costo zero lucrando del corrispettivo valore creato dai cittadini che la accettano come mezzo convenzionale di pagamento.
Il giorno 10 settembre, tutti qui da me all'eremo di S. Angelo, intanto per una particolare celebrazione di suffragio, ma soprattutto per ritrovarci uniti intorno al suo nobile messaggio e non lasciarlo cadere nell'oblio. Entusiasmante il raduno, si ripeterà i 14 ottobre per più adeguate coordinazioni e progettualità.
La famiglia Auriti ha molto gradito l'iniziativa.
Non dimenticheremo le parole della nobile consorte Signora Rachele Olivieri, palesemente commossa, quando è stata chiamata a presiedere la futura istituzione intestata al suo adorato marito. Identica commozione poteva leggersi sul volto dei figli: Michela (giornalista), Francesca (medico), Clelia (laureata in economia e commercio), Raffaella (commercialista), Filippo (avvocato).

 Ed ora mi piace comunicarvi come Stefano Bucceroni ha raccontato Auriti al termine della S. Messa:
UN UOMO SPECIALE
E' poco prima di mezzogiorno del 10 agosto 2000 quando Giacinto Auriti esce dal portone di casa scortato dagli uomini del contingente interforze che ha "assaltato" Guardiagrele per sequestrare i SIMEC. La folla che lo attende gli si stringe intorno per acclamarlo. Lui si sorprende prima, poi si commuove. E subito rassicura la folla facendola protagonista: " Abbiamo acceso la scintilla della rivoluzione guardiese.
Non vi preoccupate, ricominceremo. Da Guardiagrele la rivoluzione ".
   Aveva questo sogno Don Giacinto, cambiare la storia, non secondo i propri criteri, ma col diritto e la giustizia ispirati dalla Verità. Voleva costruire una società cristiana che ponesse al centro l'uomo e non il denaro e l'usura, che come regola prima avesse il dare invece che il prendere.
Questa era la regola del borsino SIMEC, contraria a quella del sistema bancario internazionale. Per questo sul simec risaltava la spiga di grano, come simbolo dell'Eucaristia: pane di vita donato per la salvezza di tutti, che da la vita al mondo. Per questo Don Giacinto parlava di " cristianizzazione " della moneta e affermava il principio del " tutti proprietari " proprio dell'enciclica Rerum Novarum e diceva:
 " Esiste qualcosa che è dovuta all'uomo perché è uomo " (Centesimus Annus).
Non valeva più quindi il " presta al povero " della legge mosaica ma il " dà all'uomo " del cristianesimo. Perciò Auriti ha combattuto chi ha utilizzato l'emissione e la circolazione monetaria non per dare ma per prendere.

Il Cardinale Joseph Ratzinger nello storico convegno " Capitalismo e Diritto Sociale ", da Auriti organizzato nel giugno 1991 a Teramo, nell'aula magna di Giurisprudenza, pur dichiarandosi non competente nello specifico giuridico della proposta auritiana, ne elogiò la piena conformità allo spirito della dottrina sociale della Chiesa.
Negli anni seguenti tra i due ci furono diversi contatti e una sera a Guardiagrele, era il 1997, Don Giacinto confidò ad un suo amico: " Se vado avanti così è perché la Chiesa mi ha incoraggiato ".

Del resto l'enciclica Quadrassimo Anno non poteva essere più chiara nel definire " funesto ed esecrabile l'internazionalismo bancario o imperialismo internazionale del denaro "; e ancora " questo potere è esercitato più che mai dispoticamente da quelli che, tenendo in pugno il denaro, lo fanno da padroni, dominano il credito e concedono i prestiti a chi vogliono, onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso di cui vive l'organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l'anima dell'economia; sicché nessuno contro la loro volontà potrebbe nemmeno respirare ".

 Ogni giorno Don Giacinto iniziava la sua battaglia prendendo forza dall'Eucarestia, alla quale si accostava con lo " sguardo semplice di un bambino ". Egli era consapevole che la storia la conduce " Chi rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili ", come recita Maria nel Magnificat. Perciò ha potuto condurre impavido la sua battaglia contro i padroni del mondo, da uomo libero, serenamente, pieno di gioioso entusiasmo, pur pagando, anche duramente, ed in prima persona.
L'azione del magistrato che dispose il sequestro dei SIMEC venne da lui commentata con divertita ironia: " questo magistrato è degno di essere ricordato per aver introdotto il seguente principio giuridico: chi attua una scelta a favore del popolo, senza alcun fine di lucro, deve essere perseguito penalmente ". E' finita nel nulla, invece, la denuncia contro il Governatore della Banca d'Italia in cui Auriti ha voluto ipotizzare, oltre al reato di associazione a delinquere, di truffa aggravata e falso in bilancio, il reato di istigazione al suicidio, perché riteneva le banche centrali colpevoli di quella terribile malattia sociale che è il suicidio da insolvenza. Quante aziende andate fallite, famiglie in povertà, uomini che si sono tolti la vita perché la "grande usura" presta il dovuto e se lo fa pagare caro.

Indisturbata, padrona di determinare la vita o la morte degli uomini come delle nazioni. Era un uomo dallo sguardo puro, senza pregiudizi, che a tutti (tranne che ai grandi usurai) riconosceva sincerità e buona fede. Non gli importava se chi gli stava vicino era mosso dall'amicizia o dalla condivisione degli ideali, oppure da interessi personali. Proprio non se lo chiedeva, perché tutto è puro per i puri. Anche questo faceva parte della sua grandezza ed anche dei suoi limiti. Il tornaconto gli era cosa sconosciuta. Perciò non poteva essere un bravo imprenditore, ne nell'azienda di famiglia, ne nell'Università da lui fondata, neanche per se stesso. Ma anche per questo era una persona speciale.
A tutti ha dato la lezione più alta, quella della gratuità.

La Libera Facoltà di Giurisprudenza stava muovendo ancora i primissimi passi quando alcuni professori di altre Università, da lui chiamati per costituire il corpo docente, iniziarono a premere per accedere alle massime cariche accademiche. Giacinto Auriti in una riunione si alzò dalla poltrona e con gesto sincero ed eloquente la offrì agli interlocutori.
Questa la testimonianza di un suo collega presente anche lui in quell'incontro: " Che dire di Auriti? Un gentiluomo! ". Fu più volte pro-rettore dell'Università D'Annunzio e preside di Giurisprudenza. In tanti sono vissuti alla sua ombra; eppure, soltanto due anni dopo il suo collocamento a riposo, i suoi manuali non figuravano più fra i testi adottati dall'Ateneo. Era una persona veramente libera che ha educato alla libertà. In apertura dei suoi corsi così avvertiva gli studenti: " Avete il dovere di conoscere quanto i professori vi insegnano, ma non dovete necessariamente crederci ". Non gli interessava il potere, quello da scalare, ma combatteva i potenti che invece di servire si servono degli uomini.

Credeva invece nella forza delle idee e nel potere della verità. Il suo fare da combattente solitario, proprio della sua personalità eccezionale e per nulla riconducibile a radici ideali prometeiche, associato ad una certa allergia per la parola "organizzazione", è stato l'elemento principale della sua sconfitta umana. Il " presagio di vittoria " che avvertiva era dunque infondato? No, non lo è sicuramente per chi crede che la sua idea oltre ad " avere la qualità della novità e della semplicità ha anche quella della verità ".
La vittoria di certe battaglie non è nelle nostre mani, anche se è delle nostre mani che ha bisogno. Il cristiano Auriti lo sapeva bene. Sapeva anche di avere pochi mezzi, di avere strumenti inadatti e poco fiato per combattere.
 Lo disse in chiusura di un comizio, una decina di anni fa in piazza a Guardiagrele, in una serata fredda di ottobre: "Neri ride Ma', li sacce, lu strumento jè rozze e chi le sone neri tè'fiate, ma zitte ca se coje lu mumente capace che l'accucchie 'na sunate!" (1). Auriti non si è curato della forza dell'avversario, non si è arreso al male che appare ineluttabile, ha creduto possibile la realizzazione di qualcosa che è più di una speranza perché è stata promessa da Chi solo può " fare nuove tutte le cose ".
Ecco perché diceva: "Siamo rassegnati a vincere".

 E allora ... sì, da Guardiagrele la rivoluzione. I Guardiesi, ai quali Don Giacinto riconosceva quella capacità non comune di sentire, nutriti dal "respiro delle più alte cime dei monti" e da orizzonti che lo sguardo non riesce a colmare, gli renderanno veramente onore se vorranno ricominciare da quel "ma zitte...", se faranno proprio il motto lanciato dal SIMEC " non bene pro toto libertas venditur auro ", non è bene vendersi la libertà per tutto l'oro del mondo.

(1) da "Serenate a mamme" di Modesto della Porta: "Non ridere, mamma, lo so, lo strumento è rozzo e chi lo suona non ha fiato, ma vedrai che se colgo il momento riuscirò a farla una suonata". Il poeta così risponde al sorriso della madre di fronte al suo desiderio di volerle portare una serenata usando però il trombone, uno strumento rozzo, poco adatto, non uno strumento solista ma di "accompagnamento".
   

 


Notizie flash

Riprendiamoci la proprietà dei nostri soldi.


OGGI la NOSTRA MONETA nasce di PROPRIETA’ della banca che la emette prestandocela. Noi vogliamo che nasca di PROPRIETA’ dei CITTADINI e che sia ACCREDITATA ad ognuno come "REDDITO DI CITTADINANZA".

Per scrivere questa frase che è valida per tutte le monete in circolazione sono occorsi 36 anni di studi universitari ( tesi di laurea, convegni ecc.) presso l'ateneo di giurisprudenza di Teramo e "La Sapienza" di Roma.

Poiché democrazia significa sovranità politica popolare, il popolo deve avere anche la sovranità monetaria che di quella politica è parte costitutiva ed essenziale in un sistema di democrazia vera o integrale in cui la moneta va dichiarata, a titolo originario, di proprietà dei cittadini sin dal momento della sua emissione.  

Giacinto Auriti.

{mp3}Track05{/mp3} 

{mp3}Track07{/mp3}