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Papà fa la guerra alle banche e Grillo è la sua "arma letale"

Postato in Interviste al professore

Le crociate anticapitalistiche del comico sono ispirate da un eccentrico economista. Che guarda caso, è il padre di una giornalista di "OGGI"

Abbiamo "costretto" la nostra Michela Auriti a intervistare il suo sorprendente genitore. Ha un progetto "pazzesco": togliere la proprietà della moneta alla Banca d'Italia e darla ai cittadini -Beppe è il mio miglior allievo-, dice il professore -. L'ultima "follia" : la lira del Giubileo - di Michela Auriti –

Roma, marzo tutto è cominciato un paio di settimane fa, quando una i collega mi ha messo sotto il naso l'articolo di un quotidiano. Mezza pagina con al centro la foto di un uomo che riconoscerei tra mille, faccia onesta e sorriso aperto, l'abito grigio rigato e il gilet: mio padre !

Il titolo dell'intervista strilla : << Beppe Grillo è il mio profeta >> e l'occhiello aggiunge : << C’ è un  intellettuale di destra, l'economista eretico Giacinto Auriti, dietro il nuovo corso dello showman genovese >>.
Segue un’ intervista a mio padre sulle sue stravaganti teorie monetarie e, a fianco, le dichiarazioni del comico genovese che si dice << suo discepolo >> e afferma che << i discorsi di Auriti dovrebbe farli una sinistra vera, se esistesse >>.
Ora io so, e da molti anni, che mio padre è un tipo originale: professore universitario a Roma e poi a  Teramo, candidato nelle liste del Movimento sociale nel '72 e prima ancora trascinatore di folle nel suo paese in Abruzzo, Guardiagrele, dove da giovane girava su una Seicento col megafono e faceva proseliti per il suo partito. Papà oggi ha 75 anni (ma ne dimostra dieci di meno) e un entusiasmo invidiabile anche per un trentenne produce vino e latticini nella sua campagna ai piedi della Maiella, insegna ancora agli studenti e soprattutto ha un chiodo fisso, la lotta alle banche. Chiunque lo incontri, dopo pochi minuti di convenevoli (anche perché papa è uno che taglia corto e parla diretto), viene travolto dall'esposizione di un progetto folle : togliere la proprietà della moneta alla Banca d'Italia e darla ai cittadini. Ma come abbia fatto a indottrinare il Savonarola dei comici, questo è un mistero anche per me che sono la figlia . . .
 
Allora papà, cos'è questa storia ? Sul giornale leggo che sei diventato il grillo parlante di Grillo...

<<È nata poco meno di tre anni fa. Lui ha letto un mio libro sulla moneta, ha saputo che ho denunciato il governatore della Banca d'Italia per cinque reati : truffa, falso in bilancio, associazione a delinquere, usura e istigazione al suicidio. E ha detto : "Questo è talmente
matto che lo devo conoscere" >>.

Poi cosa è successo ?

"È successo che dalla sua casa a Genova è venuto ad Atri, in Abruzzo, e ha partecipato a un mio convegno sulla proprietà popolare della moneta, improvvisando uno show strepitoso. Nel teatro c'erano centinaia di studenti e professori... Grillo si è entusiasmato all'idea e l'ha divulgata col suo spettacolo. Da allora siamo diventati amici : spesso ci sentiamo per telefono per scambiarci idee e opinioni. Senza di lui, le teorie della mia scuola sulla proprietà della moneta sarebbero ancora semiclandestine >>.

Scusa, papà, ma Grillo si è lasciato subito convincere o ha fatto come noi figli che ti abbiamo sempre ascoltato con un orecchio solo ?

<<No, lui ha capito subito, gli sono bastate poche parole. Perché è intelligente e ha la genialità dei genovesi. Un suo famoso concittadino diceva: "Gli affari fino a un certo punto si dimostrano, oltre un certo limite si sentono" >>.

Così hai trovato il tuo discepolo migliore...

<<Il migliore no. Ma il più brillante certamente sì. Grillo ha la capacità di semplificare le grandi verità. Gli ho fatto questo esempio: se il governatore della Banca d'Italia si mettesse a stampare moneta su un'isola deserta, le banconote non avrebbero valore perché manca la gente. Quindi la proprietà della moneta non è di chi la emette, cioè della banca, ma di chi la accetta come strumento di scambio. Invece i popoli sono stati trasformati da proprietari in debitori, espropriati e indebitati. La banca centrale, prestando il dovuto, si appropria del valore della moneta. La prova ? Sulle banconote c'è scritto : " Pagabili a vista al portatore ", ma se vado in Bankitalia, nessuno mi darà mai il corrispettivo in oro. È la più grande truffa di tutti i tempi ! >> .

E la soluzione qual è ?

<<Dare al popolo non solo la sovranità politica ma anche la sovranità monetaria, cioè la proprietà della moneta all'atto dell'emissione. Nel disegno di legge che abbiamo presentato al Senato, cinquanta parole che mi sono costate trentaquattro anni di lavoro, chiediamo che venga accreditata, dalla banca centrale allo Stato : a ogni cittadino dovrebbe essere dato un codice dei redditi sociali che serve a incassare moneta. Altrimenti non c'è democrazia ma usurocrazia. Come di questi tempi >>.

Papà, però con queste tue battaglie ci  hai fatto stare sempre un po' in ansia. E prima ancora c'era la politica. Me lo ricordo, anche se avevo pochi anni: 1972, ti eri candidato alle politiche. Su un muro lungo la strada che sale alla Camilluccia, c’ era scritto:  << numero 17: Auriti a morte >>.

<<Ah sì ? Non lo sapevo >>.

A casa arrivavano anche telefonate anonime, di minaccia.

<<Non mi ricordo neanche questo >>.

Papà ! Lo vedi che sei sempre vissuto nel tuo mondo ?

<<No. È che già allora avevo il presentimento dei tempi che sarebbero arrivati : se non si sostituisce alla moneta debito la moneta proprietà, le nuove generazioni non avranno altra scelta che tra il suicidio e la disperazione. Il suicidio da insolvenza, non a caso, è diventato una malattia sociale. Oggi lavoriamo per pagare i debiti e più lavoriamo più ci indebitiamo >>.
 
Certo che quando ti metti una cosa in testa... Noi figli ormai ci siamo abituati, ma chi non ti conosce potrebbe pensare che sei monomaniaco.

<<Il fatto è che dico cose ovvie, ma che si scontrano con tali e tanti interessi da  sembrare folli. E siccome non mi rassegno, sembro anche maniaco. Però ho convinto anche molti comunisti...>>.

Già, come a Guardiagrele, dove la nostra casa è davanti alla sede dei  comunisti. Com'era quella storia alla don Camillo e Peppone ?

<<Scrissi un manifesto : " Signori socialcomunisti, se volete dare la vostra proprietà allo Stato, votate falce e martello ; se volete  una quota di capitale, votate per noi. Ergo : i fessi votano comunista, le persone intelligenti votano per noi ">>.
<<Al caffé del paese, dove stavo giocando a tresette, mi raggiunse allora il capocomunista. Si chiamava Eugenio, detto " lo Zar ". Mi urlò in dialetto : "Don Giacì, io ti uccido ! M'hai dato del fesso ! ". Gli risposi : " Vedi Eugenio, al condannato a morte si deve l'ultima parola. Fammi parlare ". " E parla ", fece lui. " Eugenio, tu mi vuoi uccidere non perché ti ho detto che sei un fesso: in quel caso mi daresti uno schiaffo e così la pena sarebbe proporzionata all'offesa. Sai invece perché mi vuoi uccidere ? Perché ti ho convinto che sei un fesso ". Lo Zar, preso in contropiede, rimase senza parole. Poi ci pensò su e disse : " Mannaggia, don Giacì, c'hai ragione ". E da allora diventammo grandi amici >>.

Mio padre ha sempre saputo raccontare piccole storie che ci sembravano fantastiche. Da piccoli, per esempio, io e i miei quattro fratelli aspettavamo con ansia il Natale perché papa ci preparava con un paio di mesi d'anticipo: diceva di aver incontrato i nanetti, emissari sulla terra di Gesù Bambino, che andavano in giro per vedere se noi bambini eravamo stati buoni. Poi, la notte di Natale, i nanetti si nascondevano nel nostro giardino dove naturalmente li vedeva solo lui. << Stanno arrivando >>, ripeteva. E noi eravamo felici.
Te lo ricordi, papà ?

<<Come no ? Raccontare le favole è fondamentale >>.

Per punirci, ci mettevi al "cantone", cioè in piedi in un angolo della casa finché non tornavamo a chiederti scusa. E una volta, una sola, mi hai dato uno schiaffo perché ero tornata tardi a casa : avevo un fidanzatino che non ti piaceva...

<<Non era per quel motivo, ma perché dicesti una frase sulla quale reagii. Tipo: "Quando sarò grande, farò come mi pare . Avevi messo in discussione l'autorità di tuo padre, quello schiaffo tè l'eri meritato >>.

A noi figli hai anche insegnato a mettere una  parte dei nostri risparmi su un conto in banca comune.

"Volevo che imparaste che la vostra forza sta nell'unione".

Papà, lo sai qual è il problema ? Che hai (quasi) sempre ragione. E adesso qual è la tua prossima battaglia? 
  
<<Il mio sogno è la moneta dei poveri o moneta del giubileo. Vorrei che la Chiesa di Roma, secondo un principio cristiano, si sostituisse alla banca centrale stampando moneta e dandola al popolo. Così potrei dire di aver portato un po' di soldi in ogni famiglia. Ho consegnato il progetto in Vaticano, affidandolo nelle mani del cardinale Vincenzo Fagiolo. Poi ho fatto un'altra cosa >>.

Che cosa?

<<Vedi, io so che con questa mia teoria vado a toccare l'interesse dei potenti: i padroni del denaro sono i padroni della storia, decidono l'esito delle guerre e delle nostre stesse vite. Perciò so che senza l'intervento del soprannaturale non riuscirò mai a vincere questa mia battaglia. E così mi sono ricordato di un fatto miracoloso, mentre andavo a caccia con un mio amico. Il sindaco di Chieti aveva denunciato molti politici locali per gravi irregolarità, ma niente era successo fino a quando non mise quelle denunce sulla tomba di padre Pio, a San Giovanni Rotondo : dopo una settimana, quei politici stavano tutti in galera. Perciò ho preso il progetto della moneta dei poveri e ho chiesto al mio compagno di caccia, che è un nipote del frate di Pietrelcina, di metterlo sulla tomba di padre Pio >>.
Questa è un po' come la storia della chiesetta che mio padre fece costruire. Camminava in riva al mare con mamma, quando trovò il fondo di una bottiglia con incisi tre numeri: 13, 5 e 69. Li giocò al Lotto, uscì il terno e vinse. Poi incontrò una vecchia contadina che gli disse : << Ho sognato la Madonna. Mi ha detto che con quei soldi ci devi  costruire una casa per lei >>. E mio padre obbedì: oggi quella piccola chiesa con il tetto a capanna, in una frazione di campagna in provincia di Chieti, è intitolata alla Madonna di Fatima perché il 13  maggio ( 13 e 5, i primi due numeri ! ) è il giorno in cui apparve. Per ultimare la costruzione, papà si mise a giocare a poker  durante le feste di Natale in paese. Vinceva sempre. << Finita la chiesa >>, racconta, << mi passò completamente la voglia di giocare. E sì che per tutta la vita sono stato un appassionato del poker...>>.


Mio padre compirà 76 anni a ottobre. Quella famosa denuncia contro il governatore della Banca d'Italia gli costò il ritiro di tutti i fidi bancari e così papà fu costretto a fermare l'azienda agricola. Naturalmente s'intestardì ancora di più nella sua lotta : oggi è sempre in giro per conferenze e convegni a divulgare le sue idee, ha collegato una serie di comuni perché battano in proprio la moneta. << Lo fanno già a Itaca e ad Halifax, negli Stati Uniti >>, dice. E il giovedì sera risponde ai telespettatori di un'emittente abruzzese, Telemax, che  lo provocano su questa sua << folle >> teoria.
In più ci sono 222 siti Internet con le teorie del << Professor Giacinto Auriti >>, oltre alla proposta di un economista americano (arrivata per via telematica) che lo vuole candidato al Nobel.
Io e i miei fratelli vorremmo che si risparmiasse un po’, ma ormai non glie lo chiediamo neanche più perché papà risponde sempre allo stesso modo : << Visto che tanto devo morire, lasciatemi divertire fino all’ ultimo >> E scoppia in una delle sue belle risate.

Michela Auriti
Fonte : pubblicato dal settimanale “ Oggi ” rubrica – DALL’ITALIA - pag. 84 del 10 marzo 1999

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