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IL VALORE DEL DIRITTO

Scritto da Super User. Postato in Libri sull'argomento

UNIVERSITA DEGLI STUDI "G. D'ANNUNZIO” 

FACOLTA DI GIURISPRUDENZA - TERAMO 

CATTEDRA DI TEORIA GENERALE DEL DIRITTO 
 
 
  
 

GIACINTO AURITI

 

Ristampa - Edizione provvisoria


 
 

PREMESSA 
 
 
 

Quando un professore si avvia alla fase conclusiva della propria esperienza, sente il bisogno di trasmettere agli studenti un messaggio essenziale in cui sintetizzare le proprie convinzioni, così come lentamente si sono maturate e consolidate nella sua opera di riflessione e di ricerca. 

Abbiamo scelto quindi, come tema del corso, il valore del diritto per evidenziare come sul presupposto di una convinzione filosofica e di teoria generale si possa elaborare una legge scientifica del diritto che travalichi il momento puramente empirico del diritto positivo. 

L'indagine muove dalla definizione del valore come rapporto tra fasi di tempo e conseguentemente del diritto come strumento, con la successiva distinzione tra fisiologia e patologia del diritto e della società, a seconda che sia normale o meno il giudizio di valore che le condiziona. 

Su queste premesse si considerano varie problematiche che, pur se fra loro apparentemente estranee, sono tutte analizzate nella medesima ottica del giudizio di valore. 

In breve, questo corso si propone di dimostrare la validità del teorema iniziale in base alla sua idoneità a risolvere i vari problemi presi in considerazione. La conferma delle tesi svolte con metodo deduttivo va poi data risalendo con metodo induttivo dal problema particolare ai principi. 

Data la novità delle premesse, alcune considerazioni conclusive possono apparire sorprendenti, se non addirittura utopistiche. La cosa non ci preoccupa, perché siamo convinti che nella ricerca scientifica l'utopia non esiste. A ben pensare anche Icaro era un utopista solo perché non è vissuto nel nostro tempo. Il mio augurio è che gli studenti possano recepire questo messaggio non solo come informazione, ma anche come convinzione culturale. 

A conclusione di queste poche parole introduttive tengo a ringraziare sentitamente la dott.ssa Gabriella Esposito, ricercatrice presso la nostra Facoltà, per la sua generosa disponibilità e la preziosa e valida collaborazione. 
 
 
 
 

CAPITOLO I

DEFINIZIONE DEL DIRITTO

 

SOMMARIO: 1. Il diritto come strumento. - 2. La forma come elemento essenziale dello        strumento giuridico. - 3. Il diritto sociale. 
 

1. Il diritto come strumento 

Il diritto è uno strumento perché è il risultato di una attività creatrice dello spirito. Ogni attività umana è naturalmente e normalmente volta al soddisfacimento di un'esigenza. Ecco perché il diritto è un fenomeno strettamente attinente all'attività pratica della vita sociale. 

Poiché "strumento" significa oggetto che ha valore, non è possibile definire il diritto se non si precisa lo stesso concetto di valore. L'attenta definizione delle premesse serve a prevenire ed escludere errori concettuali, che altrimenti sarebbero gravemente devianti e preclusivi di una valida ricerca. A nostro avviso, il valore è un rapporto tra fasi di tempo. Così, ad esempio, possiamo dire che una penna ha valore perché prevediamo lo scrivere. Quindi il   valore è il rapporto necessario e funzionale (rispetto al conseguimento dello scopo edonistico) tra il momento della previsione e il momento previsto. Nella prima fase il valore è il giudizio di strumentalità che attiene all'oggetto; nella seconda fase il valore si realizza nel momento edonistico che attiene al soggetto. Questa definizione presuppone, dunque, sul piano della filosofia della conoscenza la distinzione tra soggetto e oggetto in una visione dualistica della realtà. Su tale premessa si comprende come la realtà spirituale del diritto si realizzi in un rapporto tra fasi di tempo intersoggettivo. Così, ad esempio, il credito è il rapporto tra il momento ricordato della sua instaurazione e quello previsto del suo adempimento che lega creditore e debitore. 

Ci soffermeremo innanzitutto a considerare l'ipotesi della normalità dei giudizi di valore. Questa si realizza quando la realtà spirituale del diritto consente la tipica utilità di questo strumento che consiste nel soddisfare il bisogno di giustizia, il bisogno di certezza giuridica. In questo senso ci si spiega la forza cogente del diritto come dover essere del comportamento degli individui e dei gruppi sociali, nell'ambito della società che utilizza il sistema normativo. Diceva esattamente Kant che "il tempo è l'io che si pone come realtà", in quanto capacità in atto di memoria, e di previsione, e consapevolezza simultanea della propria continuità vitale (passato, presente, futuro). Ci si spiega così la circostanza per cui il soggetto che gode di questo strumento che è fatto di tempo, si confonda con esso, perché si immerge in una particolare dimensione temporale (previsione): così ad esempio credito e creditore coincidono. Potrebbe a questo punto sembrare dimostrata la validità della filosofia idealista ed immanentista, che riduce la realtà all'io pensante, ossia la realtà all'idea della realtà: il soggetto titolare sarebbe immanente nell'oggetto credito. 

E’ però da rilevare che, anche nel momento della titolarità del diritto, il soggetto conserva la consapevolezza della oggettività di questo strumento, di cui egli gode, mediante un atto di riflessione sulla dimensione temporale. Egli, infatti, ha la consapevolezza che almeno una delle fasi di tempo, di cui lo strumento giuridico è costituito, sta al di fuori di lui, perché non è il "presente". Così, ad esempio, se egli considera il credito di cui è titolare dal momento della sua instaurazione o validità, ne prevede l'adempimento; se lo considera dal momento dell'adempimento ne ricorda l'instaurazione. 

2. La forma come elemento essenziale dello strumento giuridico 

Una volta evidenziato che la realtà spirituale del diritto è un rapporto tra fasi di tempo, va messo in rilievo che la intersoggettività del tempo è resa possibile dalla forma del diritto.

E’ necessario, infatti, che la norma si manifesti tramite un mezzo sensibile perché il messaggio normativo possa essere recepito dai componenti la collettività sociale. 

Ciò significa che la convenzione sul significato dei simboli è il presupposto del diritto, sicché l'identità del linguaggio determina l'organizzazione- della collettività in società, legata appunto alla convenzione del linguaggio comune. Non a caso gli ordinamenti si distinguono in base ai gruppi linguistici: diritto italiano, francese, tedesco, ecc. 

Le forme caratteristiche del diritto sono: la parola, il comportamento concludente, la pubblicità; ma vi possono essere anche altre forme, ad es.: la luce dei semafori o l'asfalto delle strisce pedonali: tutte manifestazioni di un dover esser giuridico. Da ciò si evince che il diritto non è concepibile come puro ens rationis, giacché necessita del supporto materiale della forma, cioè della dimensione "spaziale" del significato normativo. In conclusione, possiamo quindi affermare che lo strumento del diritto è costituito da due elementi: spazio tempo. Spazio che è la materia con cui si manifesta, tempo (intersoggettivo) in cui si realizza la realtà spirituale della previsione normativa.

Quando tra forma e contenuto vi è corrispondenza perché la forma è veritiera, nessun interesse può essere leso. Quando invece la manifestazione formale non è veritiera, perché difforme dal suo contenuto, il legislatore è posto di fronte ad una scelta: o tutelare l'affidamento dei terzi, o tutelare la volontà sottostante alla manifestazione formale. Per lo piú il legislatore dà preminenza alla tutela dell'affidamento, così ad es. nel possesso di buona fede dei beni mobili acquistati a non domino. 

3. Il diritto sociale 

Nel considerare la strumentalità del diritto occorre mettere in rilievo che esso è un bene con utilità condizionata dalla disponibilità di un altro bene: "il bene oggetto del diritto". Posto infatti che il diritto si realizza praticamente nella somma di due valori: tutela giuridica di un interesse edinteresse giuridicamente tutelato, va da sé che, venendo meno il contenuto economico del diritto, viene meno la sua stessa utilità.

Su queste premesse si può comprendere cosa sia il c.d. "diritto sociale", in cui scopo della norma non è solamente quello formale di consentire la tutela giuridica, ma anche quello di attribuire al titolare il contenuto economico del diritto.

Vanno ricordati aspetti importanti di diritto sociale instaurati anche negli ordinamenti medioevali. Così ad es.: l'uso civico, consentendo il diritto di caccia, di pesca, di pascolo, di legnatico ecc., mirava a garantire alla persona umana la certezza dei beni di prima necessità e con essi la sua stessa sopravvivenza. 

La necessità di instaurare un diritto della persona con contenuto patrimoniale comporta anche la necessità di indicare i mezzi economici per la sua realizzazione e su chi debba ricadere il costo della riforma(1). 

(1)Su questo argomento Cfr. Auriti, Il potere della produzione economica nello Stato di diritto, in Atti I Congresso del Centro di studi politici e costituzionali, Roma, 1961, p. 39 e ss. 

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