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IL VALORE DEL DIRITTO - FISIOLOGIA E PATOLOGIA DEL DIRITTO E DELLA SOCIETA

Scritto da Super User. Postato in Libri sull'argomento

CAPITOLO II 

FISIOLOGIA E PATOLOGIA

DEL DIRITTO E DELLA SOCIETA 

SOMMARIO: 4. Implicazioni della scelte filosofiche sulla scienza del diritto. - 5. Società organica e soggettività strumentale. La c.d. piramide rovesciata. 

4. Implicazioni delle scelte filosofiche sulla scienza del diritto 

Questo aspetto dell'indagine che ci siamo proposta comporta la necessità di prendere posizione a monte, sulle necessarie scelte nel campo della filosofia della conoscenza. 

Come è noto, due sono i fondamentali orientamenti filosofici che definiscono in modo antitetico la realtà fenomenica e la sua conoscenza: monismodualismo. Senza pretendere di invadere qui il campo proprio dei filosofi, essendo il diritto attinente all'esperienza pratica dell'uomo, ci limiteremo solamente a fare quel tanto di filosofia che serve per una rigorosa precisazione dei punti di partenza delle argomentazioni che andremo a svolgere. Secondo lo schema del dualismo filosofico, l'oggetto è una entità autonoma dal soggetto. La realtà è quindi definita dall'attività conoscitiva come una entità distinta dal soggetto che la considera.

Secondo la scelta del monismo hegeliano, la realtà è invece coincidente con l'idea della realtà: scompare qui la distinzione fra soggetto e oggetto, in quanto, per il principio dell'immanenza, queste entità sarebbero perfettamente coincidenti. In questa seconda posizione l'”io” realizza la conoscenza dell'oggetto come coincidenza fra realtà ed "io pensante"; riduce cioè la realtà all'idea della realtà. Di qui il termine di "idealismo"(2). 

In una visione meramente statica dell'atto conoscitivo, entrambe le formule possono sembrare accettabili. 

A nostro avviso ci si accorge invece dell'insufficienza dell'idealismo hegeliano, quando si traggono le conseguenze sul piano dei giudizi di valore che da quelle premesse filosofiche derivano. Quando, infatti, si fa coincidere l'oggetto col soggetto, si ha la deformazione del giudizio di valore, perché scompare la distinzione tra momento strumentale, che attiene all'oggetto, e momento edonistico, che attiene al soggetto. 

Si cade così nell'equivoco di "personificare lo strumento", perché lo si immagina capace di partecipare del momento edonistico del valore. 

Su questo equivoco ci si spiega perché, sotto l'influsso dell'idealismo filosofico sia completamente cambiato il concetto stesso di società, che non è piú definita come l'insieme dei soci legati dal rapporto organico, ma come concetto del tutto anomalo, come andremo a dimostrare. Si è realizzata su queste premesse nella struttura della società, una forma di cosiddetta piramide rovesciata. 
 

(2Che invece secondo la felice intuizione di Carmelo Ottaviano, dovrebbe essere definito "ideismo". 
 

5. Società organica e soggettività strumentale. La c. d. piramide rovesciata 

Il termine di piramide rovesciata, che è apparso recentemente negli atti parlamentari(3) merita di essere considerato particolarmente perché possa aversi la piena consapevolezza del suo significato. E' ovvio che non può parlarsi di piramide rovesciata se non si ha la preliminare definizione della piramide dritta. 

I sociologi normalmente intendono per tale la c.d. società organica, in cui l'organo agisce in nome e per conto proprio ed altrui. La migliore espressione di questo tipo di struttura sociale è il noto apologo di Menenio Agrippa nel discorso alle plebe di Roma. Con l'aforisma delle membra ribellatesi allo stomaco con danno di tutto il corpo, si sottolinea la circostanza che l'organo produce l'utilità tipica della sua attività funzionale, di cui godono pariteticamente tutte le membra. 

Se si indica con un punto l'unità-organo che produce l'utilità funzionale e con una serie di punti, ossia con un piano, la collettività che gode della funzione organica, dalla unione del punto di vertice con il piano di base emerge la struttura della piramide dritta. 

Su tale premessa il concetto di società risulta dal collegamento circolare delle seguenti definizioni. Posto che: 
 

a) l'organo consiste nelle persone fisiche che esercitano la funzione; 

b) funzione è l'attività posta in essere dall'organo per servire la collettività di soci; 

c) rapporto organico è quello per cui l'organo agisce in nome e per conto proprio ed altrui; 
 

la società consisterà nelle persone fisiche-legate dal rapporto organico. Sicché potrà dirsi, in una equazione logica, ad es. che contratto di compravendita sta a compratore e venditore legati dal contratto, come rapporto organico sta a società. 

Il concetto di società in tal caso ha contenuto umano e si realizza nell'insieme dei soci e dell'organo, ovverosia nell'aspetto sociologico e storicamente operante del rapporto organico: Senatus Populusque Romanus. 

E' questa la definizione della società secondo la tradizione romano-cristiana. Societas sunt homines qui ibi sunt è la realistica e vivace espressione della scuola dei glossatori. Contrapposta a questa definizione sta la società retta sul concetto di "piramide rovesciata" che ha il suo fondamento e presupposto logico nella società-soggettività strumentale espressa con le piú varie definizioni: personificazione del patrimonio, personificazione della norma, centro astratto di imputazione giuridica dei rapporti fictio juris, persona giuridica, ecc. 

Tutte queste definizioni riducono la società a concetto senza contenuto umano; ed, a nostro avviso, costituiscono il sintomo di una grave deformazione dei giudizi di valore, che ammala la scienza giuridica contemporanea.

Osiamo dire che la dottrina, che si è occupata di diritto societario, ha considerato tutti gli aspetti della soggettività strumentale, tranne quello piú importante. Poiché infatti non è concepibile uno strumento senza chi lo adoperi, la società strumentale, presuppone un’altra società con contenuto umano: la società strumentalizzante. La circostanza che i teorici del diritto societario abbiano ignorato questo essenziale aspetto del problema ha fatto sì che si è ridotto il piú delle volte il fenomeno societario a mero formalismo giuridico. 

Su queste premesse ci si spiega come alcuni fenomeni si siano manifestati contestualmente e come non a caso si siano verificate delle vere e proprie coincidenze storiche: stato costituzionale e massoneria, classe dominante e stato socialista, società anonima o multinazionale e sindacato di maggioranza degli azionisti, partito politico e corrente di partito, ecc. 

(3Relazione sulla Loggia P2 dell' on. Tina Anselmi, presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta.

E ciò perché la massoneria è la società strumentalizzante lo stato costituzionale, la classe dominante è la società strumentalizzante lo stato socialista, il sindacato di maggioranza degli azionisti è la società strumentalizzante la società anonima o la multinazionale, la corrente è la società strumentalizzante il partito politico.

Per esattezza terminologica e concettuale teniamo a precisare che per soggettività strumentale  deve intendersi quella che nell'ordine gerarchico pone al primo posto lo strumento e al secondo  posto la persona umana. Poiché il diritto è uno strumento in quanto è il risultato di un'attività  creatrice dello spirito, la soggettività strumentale, ovverosia la personificazione dello strumento si  verifica tutte le volte che la società è retta sullo strumento primario e personificato della norma: lo  statuto sociale. Posta la distinzione tra società strumentalizzante e strumentale, ne discende quella di  società strumentalizzata,che è la collettività dei  soci. E  la proprietà, che è apparentemente delle società strumentali, diventa sostanzialmente delle  società strumentalizzanti perché queste hanno tutti i poteri di cui si costituisce il diritto di proprietà. E  questa, dunque, la strategia con cui le minoranze culturalmente piú agguerrite spogliano e dominano le maggioranze. 

Ciò avviene nello stato socialista, in cui la proprietà di stato è sostanzialmente proprietà dei governanti; nello stato di diritto, in cui il dominio dello Stato è delle logge massoniche; nella società anonima in cui il complesso dei poteri costituenti il diritto di proprietà è del sindacato di maggioranza degli azionisti.

L'aspetto piú pericoloso di questa patologia sociale sta nel fatto che ad essa corrisponde un sovvertimento dell'etica stessa della società. (Diceva esattamente Benedetto Croce che l'etica attiene al momento dei fini, l'economia a quello dei mezzi). 

Mentre nella concezione organica della società, l’etica consiste nella tutela dell'interesse di tutti i soci (perché qui la società consiste nella collettività dei soci), nella società-soggettività strumentale, che è una sorta di fantasma giuridico, l'etica normalmente consiste nella tutela dell'interesse della società strumentalizzante (che è sempre una minoranza) spacciata sotto la parvenza di tutela dell'interesse generale. 

Questa gravissima deformazione razionale ed etica è a nostro avviso la causa principale della decadenza del nostro tempo perché tutti i giudizi di valore che operano nei rapporti sociali ne risultano deformati e addirittura stravolti. 

Il mancato chiarimento delle premesse ha determinato, infatti, il grave fenomeno di far vivere sul piano della storia le conseguenze degli errori nati sul piano del pensiero di un pretestuoso e arbitrario razionalismo filosofico-giuridico irreversibilmente inquinato di irrazionalità. 

La scienza del diritto deve acquistare consapevolezza del fatto che non è possibile godere dei beni per rappresentanza. Si può essere rappresentati in un negozio o in un atto giuridico, o nella amministrazione della proprietà, non nella "qualità" di proprietari, perché il momento edonistico è un fatto attinente esclusivamente alla persona umana. 

L’equivoco della soggettività strumentale, sorto tradizionalmente nella sovranità monetaria, oggi è stato esteso anche alle altre strutture sociali in una vera e propria forma epidemica di malattia culturale. 

Quando in applicazione dei principi dell'immanenza si riduce la realtà all' io pensante, ovverosia la realtà all'idea delle realtà, ne consegue una grave deformazione dei giudizi di valore perché vengono schiacciati in un'unica entità il momento strumentale, che attiene all'oggetto, ed il momento edonistico, o finalistico, che attiene al soggetto, proprio perché si è confuso l'oggetto con il soggetto. 

Dire "strumento personificato” o "soggettività strumentale" è come dire che uno strumento possa essere capace di godere di un bene. Così è avvenuto che la proprietà, che è godimento giuridicamente protetto dei beni, è stata sottratta alla persona umana ed attribuita allo strumento personificato, cioè a dire, di fatto, alle società strumentalizzanti le soggettività strumentali. 

Con questa strategia culturale le società strumentalizzanti si sono impadronite della volontà e della voce dei popoli. 

Su questi equivoci si sono resi possibili quei giudizi di condanna di dimensioni storiche, che hanno costituito spesso la scintilla ed il fermento dei grandi conflitti mondiali. 

Siamo convinti che una scelta culturale è valida solo se nelle conclusioni coincide con il buon senso. 

Merita di governare un popolo solo chi lo ama, perché solo chi ama è disposto a servire. La miseria del razionalismo filosofico-giuridico, propria delle società strumentalizzanti, è tutta qui. Solo chi non ama è disposto a servirsi anziché servire. 

La semplice e chiara formula della società organica, può infatti operare quando l'organo è al servizio della società intesa come collettività dei soci(4). 

La strumentalità non è mai momento primario dello spirito. Il momento primario è sempre la scelta dello scopo, al quale in un momento logicamente e cronologicamente successivo va commisurato e funzionalmente strutturato lo strumento. Possiamo quindi dire che nell'ordine gerarchico al primo posto sta l'uomo ed al secondo lo strumento. Nella società-soggettività strumentale, con l'inversione dell'ordine gerarchico tra strumento normativo e persona umana si verifica l'inversione tra mezzo e fine e quindi il rovesciamento della piramide sociale, perché chi produce l'utilità è la collettività, chi ne gode è l'organo. 

In conclusione possiamo dire che alla personificazione dello strumento corrisponde necessariamente la strumentalizzazione della persona umana.Posta infatti la naturale alternanza tra momento finalistico e momento strumentale nella formulazione dei giudizi di valore, una volta violato all'origine l'ordine gerarchico è negata alla persona umana la priorità che le compete, ne consegue una strutturazione stravolta dei comportamenti pratici e della stessa organizzazione dei gruppi sociali. 

L’individuo perde così la sua stessa capacità ad essere "soggetto di diritto" in quanto incapace di godere dell'utilità degli strumenti giuridici. Ecco perché possiamo affermare che le strutture sociali rette sul principio della cosiddetta "soggettività strumentale" o della" personificazione dello strumento" sono intrinsecamente perverse. 

Naturalmente i paradossi e gli errori nati sul piano della astrazione filosofica e scientifica li ritroviamo trasfusi nella pratica instaurazione degli ordinamenti. 

Quando infatti su tali premesse si definisce società "persona giuridica", come concetto senza contenuto umano, poiché è impossibile concepire una persona senza interesse, necessariamente si immagina l'interesse sociale come diverso da quello dei soci considerato che le persone fisiche non sono la persona giuridica. 

Ed allora il concetto di bene comune diventa esso stesso mitico ed astratto. 

(4) Cfr. Auriti, Applicazione di una teoria dell' utilità ad una teoria del diritto e della persona gíuridica, in Att. II, Cong. Naz. Fil. del Dir., Milano 1956, p. 17 e ss.

 

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