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Le tre vie che conducono al dominio mondiale

Scritto da Super User. Postato in Libri sull'argomento

Intervento del Dr. Bruno Tarquini al convegno SETE di GIUSTIZIA Pescara il 07- 03 -2010

Cari amici,

avrei voluto partecipare al convegno per portare il mio modesto contributo personale su un argomento così importante, quale quello del sempre più crescente predominio dell'economia e della finanza sia sulla politica sia su ogni aspetto religioso e culturale del nostro tempo. Purtroppo motivi personali me l'hanno impedito, per cui affido questi pochi appunti all'amico Rocco Carbone, perché, se lo ritiene opportuno, ve li legga o ve li faccia leggere, in primo luogo per cercare di dare ugualmente un sia pur breve apporto al tema in discussione (anche se un po' allargato), ed in secondo luogo per darvi una maggiore sensazione della mia presenza fisica in mezzo a voi.

Prima di tutto, però, mi sia concessa l'opportunità di elevare il mio pensiero alla memoria del professore Giacinto Auriti, docente universitario di diritto presso l'Università teramana, creatore della teoria del "valore indotto" della moneta e fondatore della "Scuola di Teramo", che è stata una "felice eccezione" al generale disinteresse o al silenzio della cultura ufficiale sul problema monetario. È il pensiero di gratitudine di un allievo verso il maestro che tanti anni prima lo aveva introdotto ed accompagnato in questo nuovo mondo culturale ed istruito sui tanti temi che lo contraddistinguono. Egli ci ha lasciato nell'Agosto 2006 e con lui è scomparso un importante punto di riferimento di una difficile battaglia per il recupero da parte dello Stato della sua sovranità monetaria.

Perché l'argomento che mi sono riproposto di trattare possa essere ben compreso in tutte le sue manifestazioni, anche future, si rende necessario riandare un po' indietro nel tempo. Non dico di risalire ai Rosacrociani o ad Amos Kominski (più noto come Coménius), perché allora il discorso diventerebbe eccessivamente lungo: è invece sufficiente riportarsi ad Alexandre Saint-Yves d'Alveydre, che a quelli si è ispirato ed al suo "patto sinarchico”, per rendersi conto che il predominio attuale dell'economia e della finanza sui poteri politico e religioso non è l'effetto di un inesistente "senso della Storia”, e cioè di una pura casualità, ma è il risultato di un piano da tempo e segretamente concepito dalle alte centrali massoniche, collegate con quelle finanziarie-ebraiche, per conseguire il risultato finale dell"'Ordus novus".

Infatti fu il Saint-Yves d'Alveydre che, riprendendo i principi che erano stati già enunciati nei tempi a lui precedenti ed apportandovi le modificazioni ritenute necessarie, scrisse che nella organizzazione dell'Ordus Novus in Europa dovesse avere assoluta precedenza la soluzione del problema economico-finanziario; ma, si badi bene (perché la precisazione è di inevitabile rilievo), solo precedenza temporale e strategica, giacché questo problema nell'ambito del programma di quell'Ordus era invece gerarchicamente di minore importanza (pur nella sua estrema gravità per i popoli), essendo preceduto come obiettivo finale, non solo da quello del Consiglio europeo degli Stati nazionali, cioè da un superiore ordinamento politico e giuridico che abbracciasse tutti i popoli europei, ma anche da quello di un Consiglio europeo delle Chiese cioè da un superiore ordinamento culturale e religioso che si concretizzasse in una "Chiesa Generale", in cui dovessero confluire e dovessero integrarsi tutte le confessioni religiose, come tutte uguali tra loro (e quindi nessuna vera) Infatti la parificazione di tutte le religioni comporta necessariamente la negazione della divinità di Gesù Cristo, che contraddistingue il Cristianesimo dalle altre religioni. A ben guardare, dunque, la rivoluzione sinarchica si svolge su tre direttrici, di cui la meno importante, ma solo perché prodromica e gradino iniziale per il raggiungimento dello scopo finale, è proprio quella di carattere economico-finanziario, mentre la più importante, quella che informa di sé l'intero movimento, è quello religioso.

Esposti questi concetti, sia pure in forma necessariamente riassuntiva, e interessante notare come nell'attuale momento storico quelle tre direttrici vadano man mano attuandosi (con paziente strategia) attraverso, rispettivamente, il Mondialismo politico (ad esempio l'Europa considerata come Stato a sé stante, pur nelle diverse forme programmate), il Sincretismo religioso (rappresentato da quell'ecumenismo, cui perfino Giovanni Paolo II si era adeguato), ed infine la Globalizzazione economico-finanziario, al terzo posto solo in ordine di importanza. Tuttavia, come si è già avuto occasione di accennare, mentre la prima e la seconda direttrice stanno iniziando a percorrere il loro rispettivo tragitto raggiungendo giorno per giorno le tappe previste, la terza è in uno stadio senza dubbio più avanzato (predisposto com'è a preparare il terreno più favorevole possibile per il trionfo delle altre due) e sta già producendo i propri deleteri effetti.

Il primo dei quali è costituito proprio dalla prevalenza già raggiunta del potere economico-finanziario, ritenuto sul piano strategico preliminare alla instaurazione definitiva dei più importanti ordinamenti politici e religiosi.

Il primo segno di questa prevalenza, del quale pochi si rendono conto, è costituito dal problema della moneta, la cui emissione è oggi affidata alla Banca Centrale Europea, vale a dire ad una società privata (come d'altronde sono la Banca d'Italia e le Banche Centrali degli altri Stati), che per di più si trova in una situazione completamente avulsa da ogni ordinamento statuale, e che, ciò nonostante, per effetto del trattato di Maastricht si arroga il potere di emettere l'Euro, la moneta unica europea, condizionando in tal modo la vita politica e sociale degli Stati dell'Unione, in tutti i suoi aspetti, e ponendo l'Alta Finanza internazionale in una posizione di supremazia nei confronti dei succubi organi politici di ciascuno Stato.

E' questo il perno della dottrina relativa al tema monetario, che ciascuno di voi potrà comprendere attraverso la lettura degli scritti di Auriti (e di Francesco Cianciarelli e di molti altri autori). La Banca Centrale Europea stampa ed emette, dunque, banconote (di nessun costo se non quello meramente tipografico, e non garantite da alcuna riserva aurea perché non più convertibili dal 1971), comportandosene come proprietaria, e quindi, prestandola agli Stati (e quindi ai loro popoli), ricevendo come controprestazione, titoli che hanno invece valore intrinseco paragonabile a quello delle cambiali che il debitore s'impegna di pagare con gli interessi. La stessa BCE, infatti, “gira” questi titoli alle banche commerciali (percependo in tal modo guadagni smisurati quanto ingiustificati), le quali in seguito li vendono a quei cittadini che ne facciano richiesta per investire i propri sudati risparmi.

Ed è proprio il complesso dei titoli emessi dallo Stato a favore della Banca emittente che contribuisce, in massima parte, alla formazione del debito pubblico, per il cui pagamento i cittadini vengono poi sottoposti ad una grave pressione fiscale. Perciò la moneta che dovrebbe essere accreditata ai popoli viene invece loro addebitata con un ingiustificato capovolgimento di posizioni. Voi capite bene come questa situazione crei uno stato di sudditanza e di soccombenza degli Stati, e quindi dei loro organi politici, alla quale si potrebbe porre fine solo se gli Stati medesimi si riappropriassero della sovranità monetaria, alla quale nel tempo essi hanno volutamente rinunciato (senza che, peraltro, per quanto riguarda il nostro paese, ve ne sia alcun accenno nella Costituzione e senza che il problema fosse sottoposto a referendum popolare, come è avvenuto in altri Stati con esito sfavorevole per il trattato di Maastricht). Se così volessero fare, ciascuno Stato, emettendo proprie banconote (e non indebitandosi col rilascio di titoli-cambiali) secondo le previsioni di spesa per la proprie necessità nel rispetto dei principi di una sana economia al fine di evitare situazioni di inflazione o di deflazione, non sarebbe più gravato dall'imponente debito pubblico ed i popoli potrebbero essere esonerati normalmente dal versamento delle imposte.

L'attuale situazione mette, invece, in soggezione gli Stati di fronte al prepotere finanziario della Banca d'Emissione (in quella stessa dipendenza in cui si trova un debitore rispetto al proprio creditore) la quale, si ripete, è soltanto una società privata e non un organo dello Stato (come comunemente si crede), e, come tale, non dovrebbe avere alcun diritto di interferire in maniera così decisiva non solo nell'economia dei Paesi, ma anche nella loro conduzione politica.

Bisogna poi aggiungere che nel mondo attuale, in cui la Borsa, con la crescita o la diminuzione del valore delle azioni (di solito artatamente provocate dagli speculatori) aumenta sempre di più la propria influenza, la moneta rischia di acquistare un valore soltanto virtuale: basterà premere un tasto in una delle tante macchine elettroniche in possesso delle grandi centrali finanziarie, perché enormi capitali si trasferiscano da un capo all'altro del mondo, ma senza che una sola banconota si sposti materialmente. Ciò nonostante è molto frequente il caso che si dia notizia che una ingente somma sia andata perduta (o "bruciata"), nel qual caso non ci si può non porre la domanda se non sia invece giustificato ritenere che a quella cosiddetta perdita (o "bruciatura") di moneta corrisponda necessariamente soltanto il suo acquisto da parte di qualche altra associazione finanziaria concorrente, in un perfido gioco sicuramente dannoso per i popoli. Non è certo possibile che una qualsiasi quantità di moneta scompaia o "si bruci".

Di un tale fenomeno si sono ufficialmente gettate, in un certo senso, le prime basi con il recentissimo decreto legislativo n. 11/2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 36 del 13 Febbraio u.s., che, recependo la direttiva europea 2007/64, crea gli istituti di pagamento abilitati a battere (si fa per dire) e che vanno ad aggiungersi alle banche ed agli intermediari (v. ItaliaOggi del 13 Febbraio 2010, pag.20).

Ciò significa che con la nuova suddetta moneta sarà possibile effettuare pagamenti (per ora di non oltre trenta euro) con la "carta" o, in ogni caso, con uno strumento tecnologico che immagazzini il proprio credito da spendere, ed a tale fine si potranno usare anche i telefonini cellulari; sarà dunque sufficiente ricaricare l'apposito lettore oppure il telefonino (come si fa oggi per consentirne l'uso) per immettervi il credito da utilizzare per le piccole spese:comprare il giornale o il gelato, andare al cinema, ecc...Non v'è dubbio che, ormai, si avvicina il tempo in cui si potrà fare a meno di banconote o di monete metalliche e che verrà a crearsi un nuovo tipo di moneta, del tutto virtuale, che accentuerà la posizione di sottomissione degli Stati e di schiavitù dei popoli.

E’ questo il secondo segno della prevalenza del potere economico-finanziario, rappresentato da quel vasto fenomeno, che al giorno d'oggi ha invaso tutto il mondo, e al quale si dà il nome di Globalizzazione o di Mercato Comune. Fenomeno consistente in una estesa liberalizzazione del mercato, che, non più adeguatamente protetto, è destinato ad essere dominato, con maggiore ampiezza e prepotenza con l'avanzare del tempo, dalle società più ricche e competitive, che alla fine domineranno la vita economica del mondo, determinando ricchezza e povertà.

La lotta in questo campo è quanto mai sorda e cinica: a titolo di esempio potrebbe dirsi (come qualcuno già prevede con un buon margine di sicurezza) che gli Stati Uniti d'America, grazie alle infinite risorse economiche (ed alla sua potenza militare), e la Cina, grazie allo sfruttamento ed al conseguente basso costo della mano d'opera, potrebbero finire per dominare il mondo, condizionandone il commercio e le risorse industriali ed artigianali, che dovranno necessariamente sottostare alle dure leggi di un mercato, in cui c'è sempre chi vince e chi perde. Proprio negli ultimi tempi si stanno ripetendo in Italia tali situazioni con alcune nostre imprese industriali ed artigianali, che, prive di ogni difesa sia finanziaria sia politica (giacché gli uomini politici sono sempre scelti, a qualunque partito politico appartengano, perché tutelino soprattutto gli interessi delle ricche e potenti lobbies internazionali, come veri camerieri, tanto per ricordare la magnifica definizione di Ezra Pound) sono o saranno destinate a soccombere agli assalti da ben altre e più potenti imprese straniere, con l'ovvia perdita di lavoro da parte di migliaia di cittadini.

Riassumendo quindi: la prevalenza economico-finanziaria, che il mondo attuale subisce, e subirà ancor più nel futuro, non è che il primo gradino di una scalata che mira ben più in alto, e cioè ad un Governo Mondiale e ad una "Controchiesa" universale. Invito chi di voi avesse la curiosità intellettuale di indagare su questi temi a leggere un'opera veramente documentata e ragionata, qual è "Il Governo Mondiale la Controchiesa" dello storico francese Pierre Virion (da me tradotta, annotata e commentata, e nel 2004 edita dalla casa editrice "Controcorrente" di Napoli), che, pur scritta negli anni sessanta del secolo scorso, ha il pregio di aver previsto nei suoi tratti essenziali tutto il successivo svolgimento della Storia.

Basta ricordare in questa sede la previsione di tutto ciò che riguarda l'Unione Europea (peraltro incapace finora di darsi una sua carta costituzionale, anche per il fermo e prepotente rifiuto di inserirvi il doveroso ed ovvio riferimento alle radici cristiane del nostro continente, non trascurando al contrario di fare una significativa menzione alle cosiddette radici "illuministe" - e cioè massoniche -), e le sue difficoltà a darsi configurazione statuale a causa dell'aspra lotta condotta da chi (le massonerie palladiste, essenzialmente americanizzanti) ne vorrebbero fare una stato federale, in cui ogni Stato venisse a perdere ogni identità politica e giuridica (sull'esempio, dunque, degli Stati Uniti d'America), e chi invece (le massonerie martiniste europeistiche) la vorrebbero organizzare come uno Stato confederale, in cui ciascuno degli Stati componenti mantenesse la propria identità, la propria specificità ed il proprio ordinamento statuale originario, pur operando sempre congiuntamente con gli Stati Uniti (ricordate l'Europa delle Patrie di Degaulliana memoria?). Gli americani preferirebbero la prima soluzione perché potrebbero più facilmente avere il predominio anche politico, dell'intera Europa.

Un'altra dolorosa conseguenza è costituita dalla precipitosa decadenza del cattolicesimo, cui hanno dato il segnale di partenza le lobbies massoniche verso fine del 1700 ed in seguito il Neo-modernismo (alla fine dell'800) ed il Concilio Vaticano II (anni 60 del secolo XX), suo corifeo, con la subdola azione di svuotare di ogni contenuto i dogmi della Chiesa Cattolica, pur senza abrogarli ufficialmente, ma instaurando silenziosamente e perciò con successo soltanto determinate prassi, non coerenti con quei dogmi. Già nel 1943 (più di vent'anni prima del Concilio Vaticano II, che è stato solo di natura pastorale e perciò non legittimato ad apportare modificazioni all'assetto della Chiesa Cattolica stabilito dal Concilio di Trento, che fu invece di natura dogmatica) Ernesto Bonaiuti, famoso prete modernista e scomunicato, aveva scritto: " Il Modernismo si propone... di trasformare il cattolicesimo dall'interno, lasciando intatto, nei limiti del possibile, l'involucro esteriore della Chiesa.... Il culto esteriore durerà sempre come la Gerarchia, ma la Chiesa, in quanto maestra dei sacramenti e dei suoi ordini, modificherà la gerarchia e il culto, secondo i tempi: essa la renderà più semplice, più liberale, e questo più spirituale; e per quella via essa diventerà un protestantesimo ortodosso, graduale, non violento, aggressivo, rivoluzionario, insubordinato". E ciò si sta man mano avverando: tanto per fare un esempio (tra i tanti altri), non possono certo essere sfuggiti all'attenzione delle persone consapevoli non solo i latenti significati della

nuova liturgia contrastanti con i quella Tridentina, ma anche i numerosi tentativi che si fanno da un po' di tempo per negare la divinità di Gesù, mettendone, in dubbio la Resurrezione. Basta a questo proposito rileggere il “Credo” (la principale preghiera cattolica creata dal dogmatico Concilio Tridentino con la bolla di Pio V nel 1564) ed accorgersi che alle parole perentorie e indiscutibili...., nella stessa preghiera, uscita dal Concilio Vaticano II, a quelle parole si sono incredibilmente aggiunte le parole...., senza alcun motivo se non quello di evidenziare che si può credere alla Resurrezione di Gesù (il fondamento del Cristianesimo cattolico) solo perché scritto così nei Vangeli, ma con ciò inducendo nella sua sostanza al dubbio sulla realtà di quell'Avvenimento, contrariamente ai precedenti Avvenimenti, per i quali non è prevista quella apposizione. Ed in verità già questa blasfema ipotesi, a ben guardare, potrebbe costituire una tappa importante nel cammino verso il traguardo finale di considerare tutte le religioni uguali tra loro e stabilire nel mondo un sincretismo totale.

Per concludere mi sono permesso di aggiungere alla questione puramente economica rappresentata dal problema della moneta, che così brutalmente nuoce ai popoli, specialmente a quelli più poveri, e da cui deriva l'attuale conseguente predominio dell'economia e della finanza internazionale nel mondo, un rapido e necessariamente schematico accenno al fondato pericolo che questo predominio favorisca anche la fase iniziale necessaria per il conseguimento degli altri e presuntuosi traguardi; e cioè non solo il Governo Mondiale, grazie al collegamento con le logge massoniche internazionali, ma anche il definitivo svuotamento del Cattolicesimo, grazie all'opera di corrosione interna delle correnti moderniste.

Alla prevalenza dei poteri economici e finanziari bisogna guardare, quindi, non solo in funzione dei suoi attuali e pur devastanti effetti, ma anche e soprattutto nella prospettiva di future conseguenze, forse ben e più rilevanti per la Storia e dannose per i popoli.

Intervento del Dr. Bruno Tarquini al convegno SETE di GIUSTIZIA Pescara il 07- 03 -2010

>  Bruno Tarquini:
nato ad Avezzano (L’Aquila) nel 1927. Laureatosi in giurisprudenza  nel 1948 presso l’Università  di Roma, è entrato giovanissimo in magistratura, percorrendone tutti i gradi. E’ stato pretore a Roma e, dal 1955, al Tribunale di Teramo, prima come giudice, poi come presidente; nel 1986 è stato trasferito alla Corte d’Appello dell’ Aquila, dove ha svolto le funzioni di presidente della sezione penale e della Corte d’Assise di secondo grado: infine nel 1994, è stato nominato Procuratore Generale della Repubblica presso la stessa Corte d’Appello.
Gli studi giuridici e l’attività professionale non gli hanno impedito di alimentare le sue curiosità intellettuali, con particolare riguardo alla storia ed alla “controstoria".

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