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La "trappola" di Maastricht

Postato in Notizie essenziali

La "trappola" dell'art. 107 del Trattato di Maastricht. 

L'Europa come l’Argentina?

Sì! La validità di questa diagnosi si basa su due argomenti fondamentali:

1) l'art. 107 del di Maastricht;

2) l'avvento dell'euro.

Alla prima lettura del Trattato, pur se spiacevolmente sorpresi dall'articolo 107, non ne avevamo compreso il vero perché, oggi, dopo il dramma dell'Argentina, finalmente l'abbiamo capito.

L'art. 107 - che vieta qualsiasi possibilità di contatto o interferenza tra gli Stati Membri e la Banca Centrale Europea nella fase dell'emissione - è stato ufficialmente giustificato sul principio della necessità di salvaguardare l'euro da spinte o sollecitazioni inflazionistiche. (Questa esigenza poteva essere soddisfatta sulla base dei normali criteri di "discrezionalità tecnica" ben note alle scuole della statistica bancaria, tanto è vero che questa norma non ha precedenti).

La verità è che si è voluto alzare un muro invalicabile analogo a quello che separa gli Stati dalle banche centrali straniere. In altri termini, con l'art. 107 e il rapporto tra Stati Europei e BCE è identico a quello esistente tra l'Argentina e la Federal Reserve Bank americana. Su queste premesse l'emissione dell'euro è fatta dalla BCE come se fosse un prestito ad uno stato estero.

Apparentemente, poiché le banche centrali emettono moneta solo prestandola,potrebbe sembrare che tra l'emissione di moneta all'interno o all'estero non vi sia nessuna differenza, mentre noi ben sappiamo - e meglio di noi lo sanno gli estensori del citato 107 - che il prestito all'estero è drasticamente preteso in restituzione per norma e consuetudine internazionale, in quanto effettuato a favore di estranei; il prestito all'interno è attenuato e/o dilazionato per i contatti e le sollecitazioni che normalmente caratterizzano i rapporti tra banca centrale e governo: quei medesimi contatti che l'alta loggia bancaria ha voluto attentamente evitare in quanto particolarmente fastidiosi agli usurai di regime.

In altri termini, con l'art. 107 e l'avvento dell'euro, l'Europa sta nella stessa subordinazione che ha l'Argentina nei confronti del dollaro. S'indebita, infatti, per debiti peraltro non dovuti, nei confronti della BCE, per un valore pari a tutto l'euro in circolazione, senza alcuna possibilità di poter evitare che la spada di Damocle dei debiti (per altro non dovuti), precipiti, come in Argentina, sulla sua testa.

Il fatto stesso che nel trattato di Maastricht sia stato tempestivamente inserito l'art. 107, in tempi non sospetti, ci fa pensare che il "Damocle pro tempore", il governatore Duysemberg, abbia serie intenzioni di precipitare la spada, copiando quanto ha fatto il suo collega, Alan Greespan, con l'Argentina.

Dunque la "spada" esiste e sta sulle nostre teste. Ci auguriamo che non caschi, ma questa speranza non è sufficiente. Ecco perché occorre predisporre una moneta di emergenza che consenta di colmare i vuoti monetari analoghi a quelli argentini. La moneta è come il sangue, la sua quantità deve essere adeguata alla entità del corpo da irrorare, e si deve predisporne la disponibilità per la trasfusione eliminando il rischio del collasso mortale. Il Governo Argentino comprese questa verità e progettò la moneta alternativa, l'argentina, la cui emissione fu impedita, com'è noto, dall'intervento di autorità usurocratiche sovranazionali.

Il nostro vantaggio è dato dal fatto che - su iniziativa del Sindacato Antiusura SAUS - è già nata in Italia la moneta alternativa, il SIMEC, che consente di affrontare i tempi di emergenza perché concepito in modo da non poter essere controllato dal sistema delle banche centrali in quanto nasce "di proprietà del portatore" e "senza riserva", come l'oro, ed ha ottenuto il crisma della legittimità con Ordinanza del Tribunale di Chieti (del 21 settembre 2000, n. 127) e la pubblicazione sulCatalogo euro-unificato della moneta italiana (Alfa Edizioni, Torino, 2001, pag. 791, dove è ufficialmente quotato: "Attuale valore virtuale: 1000 Simec = 2000 lire").

Occorre pertanto promuovere la conversione euro-simec e/o simec-euro mediante fondi di convertibilità all'uopo costituiti, conferendo nel fondo non la proprietà, ma la sola disponibilità per il cambio. In tal modo il conferente, caratista del fondo, resta proprietario sia degli euro che dei simec di sua spettanza.

 

Tratto da - IL PAESE DELL' UTOPIA La risposta alle cinque domande di Ezra Pound - di Giacinto Auriti edizioni Tabula fati www.tabulafati.it

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